TEATRO DELLA PERGOLA – FIRENZE

Toscral ha acquistato 4 abbonamenti Platea Completo per la visione dei seguenti spettacoli nella rappresentazione del sabato sera ore 20,30 (salvo diversamente indicato).
** Costo del biglietto per ogni singolo spettacolo € 20,00 **
Toscral parteciperà al costo del biglietto del solo socio.
GLI ABBONAMENTI SARANNO INVIATI AI VINCITORI DEL SORTEGGIO IN FORMATO PDF IN ALLEGATO ALLA MAIL DI CONFERMA VINCITA – DOVRANNO ESSERE ESIBITI LA SERA DELLO SPETTACOLO (POSSONO ESSERE STAMPATI O MOSTRATI DALLO SMARTPHONE).
Toscral non è responsabile di eventuali variazioni di orario e data. E’ cura del vincitore accertarsi che l’evento si terra’.
Si precisa che il calendario potrebbe subire variazioni e/o modifiche per motivi indipendenti dalla volontà della Direzione, pertanto consigliamo di controllare tutte le date al momento del ritiro e controllare durante l’anno eventuali comunicazioni che verranno riportate sul sito del teatro.
Per le iscrizioni, è necessario inviare una mail segnalando gli spettacoli per i quali si intende iscriversi al sorteggio: info@toscral.it
SCADENZA ISCRIZIONI: 15 ottobre 2026
Non sono ammesse rinunce successive all’estrazione
I soci estratti, in caso di impossibilita’ e/o imprevisto sono pregati di avvertire la segreteria Toscral o per mail o al numero 370/3717871 anche messaggio whatsapp.
Spettacolo n. 1 – Sabato 7 novembre 2026 ore 20,30

IL BERRETTO A SONAGLI
Pirandello non è autore per tempi di pace, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro, la concretezza degli accadimenti per passare altrove, in un generico luogo, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”.
Spettacolo n. 2 – Sabato 14 novembre 2026 ore 20,30

OSCAR
Leggendo Oscar, testo di Linda Dalisi, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo… il film di Kurosawa Sogni. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire. La Oscar di Linda Dali si ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità.
Spettacolo n. 3 – Sabato 28 novembre 2026 ore 20,30

LO ZAR
Storia potentissima e agghiacciante, quella di Vladimir Putin, con cui Stefano Massini torna a occuparsi di Russia dopo il ventennale successo internazionale del suo testo su Anna Politkovskaja, messo in scena in tutto il mondo.Un concentrato di violenza e di lucidissima ingegneria, quella che porta Vladimir, bambino “spacciato ai nastri di partenza”, a scalare tutti i gradi del potere mentre l’Unione Sovietica crolla intorno a lui con il fragore di un terremoto apocalittico. È un racconto del nostro tempo, eppure sembra di leggere un dramma storico di Shakespeare, dove l’ascesa del sovrano avido di imporsi su tutto e tutti non ammette limiti e misure, sconfinando nell’ossessione di concentrare nelle proprie mani il controllo, l’ordine, l’urgenza stessa di uno Stato pre-moderno fondato sul terrore. Abituato a spiare migliaia di soggetti fino da quel momento in cui – a soli sedici anni – entrò nella sede del KGB di Leningrado chiedendo cosa dovesse fare per esservi arruolato, Vladimir detto Vova immagina in questo spettacolo di redarre un fascicolo su se stesso, scandito secondo i pilastri del lessico tecnico dei servizi segreti russi. Ne prende forma, nello stile di Stefano Massini, un materiale scenico di inaudita ferocia, in cui passo per passo si mette sotto la lente del microscopio la scalata irresistibile di un adolescente teppista fino al vertice del Cremlino, in un susseguirsi epico di incontri, dialoghi, ritratti di personaggi e impressionanti scene di massa in presa diretta sul crollo spaventoso del sistema sovietico. Fra bande criminali che insanguinano le strade, tumulti e barricate, con lo sfondo della fame che attanaglia milioni di russi con i viveri razionati, l’agente segreto Putin costruisce metodicamente la sua strada fino a quel colpo di scena finale che non sfigurerebbe nelle pagine di un romanzo di Tolstoj o di Dostoevskij. Pubblicato in libreria da Einaudi e in corso di traduzione in 18 lingue, il racconto di Massini diventa adesso teatro, dopo che la Warner Bros ne realizzò nella primavera 2026 un’importante prima serata televisiva affidata allo stesso autore.
“un monologo ipnotico che sventra i meandri della psiche di Putin… un’operazione di rara densità.”
Spettacolo n. 4 – Sabato 12 dicembre 2026 ore 20,30

LE ULTIME LUNE
Scritto all’inizio degli anni Novanta e interpretato per la prima volta in Italia da un memorabile Marcello Mastroianni nella stagione 1995-1996, Le ultime lune di Furio Bordon è un capolavoro del teatro dell’ultimo secolo, considerato – come nessun altro testo teatrale coevo – un vero classico. L’opera drammaturgica – amata dal pubblico e dalla critica, tradotta e pubblicata in molte lingue e messa in scena in più di 20 Paesi – coinvolge ed emoziona affrontando in modo molto poetico, ma anche dolorosamente sincero, il tema della fragilità della vecchiaia.
Spettacolo n. 5 – Sabato 2 gennaio 2027 ore 20,30

RITORNO A CASA GORI
Secondo capitolo della Trilogia dei Gori, scritta da Benvenuti con Ugo Chiti (Benvenuti in casa Gori, 1986; Ritorno a casa Gori, 1995; Addio Gori, 2006). Come nel primo capitolo — che debuttò in lettura pubblica al Teatro di Rifredi nel 1986 — Benvenuti interpreta da solo tutti i personaggi della famiglia Gori in una prova vocale e attorale di straordinaria complessità: dieci voci, dieci registri, dieci accenti della provincia toscana. La scena è una veglia funebre: intorno alla bara della matriarca Adele si ritrovano tre generazioni di una famiglia piccolo-borghese toscana, ognuna con i propri rancori, segreti e fragilità. Dalla trilogia sono stati tratti due film, entrambi diretti dallo stesso Benvenuti: Benvenuti in casa Gori (1990), divenuto cult e Nastro d’Argento, e Ritorno a casa Gori (1996).
Spettacolo n. 6 – Sabato 16 gennaio 2027 ore 20,30

ORLANDO FURIOSO
Quale poema, quale opera teatrale, quale trattato inizia con “Le donne”?Ludovico Ariosto poteva aprire il suo Orlando Furioso anche scrivendo “L’armi, le donne, i cavalier, gli amori”. Ma la collocazione privilegiata di “Le donne” non è un omaggio memore di Stilnovo. Va letto così come è: prima le donne. E non per cavalleria. Perché Angelica, Alcina, Bradamante, Clorinda sono i motori di tutte le azioni del “Furioso”. E perché le prime tre strofe del canto V sono una formidabile proto-denuncia contro la violenza sulle donne, per prima quella domestica. Poi possono essere lascive, come Fiammetta, oppure omicide seriali, per loro c’è una intera isola (canto XIX). Ariosto era un uomo del nostro tempo, tratta le armi, gli amori, le imprese con un sentire contemporaneo. Corazze, spade, cortesie? Certo!Ma anche una celebre tirata contro l’uso dell’archibugio, arma vile, perché uccide a distanza, come oggi le atomiche (IX, 72-91). Ariosto vuole la lancia, il corpo a corpo, lealtà, viso aperto. Vuole i cavalli dai nomi sgargianti: Ippogrifo, Baiardo, Frontino, Brigliadoro, Rabicano…sono forza, libertà, passione. Come i colori che accendono i cento protagonisti di un poema meraviglioso e magico.
Spettacolo n. 7 – Sabato 30 gennaio 2027 ore 20,30
UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE

Dopo Il bugiardo e Arlecchino servitore di due padroni, Valerio Binasco torna a misurarsi con Carlo Goldoni, portando in scena Una delle ultime sere di Carnovale: un saluto affettuoso e insieme doloroso del grande autore al suo pubblico veneziano. Ma, per Binasco, Goldoni non è solo il maestro della commedia: è un fine osservatore dell’animo umano, capace di svelare, dietro il sorriso, la verità delle relazioni, le ipocrisie, i piccoli inganni quotidiani. Il regista e Direttore artistico del Teatro Stabile di Torino legge in Goldoni una sorprendente modernità: la comicità nasce sempre da una fragilità, da una “patologia” del vivere, e proprio per questo sa parlarci ancora oggi. Arlecchino, Lelio, Anzoletto sono insieme maschere e uomini, figure vive di un’umanità che non cambia mai veramente. Nella visione di Binasco, la commedia diventa allora un atto d’amore verso il teatro stesso, quello che non si accontenta del passato, non misura il proprio valore con l’applauso, ma continua a interrogare il presente con il linguaggio più diretto e vitale che ci sia: quello della scena.
Spettacolo n. 8 – Sabato 6 febbraio 2027 ore 20,30
FRANCISCUS

Il folle che parlava agli uccelli
Franciscus, il rivoluzionario. Franciscus, l’estremista. Franciscus, l’innamorato della vita. Franciscus, che visse per un sogno. Franciscus, il folle che parlava agli uccelli. Franciscus, che vedeva la sacralità e la bellezza in ogni volto di persona ma anche di animale, e non solo in essi ma anche nel sole, nella morte, nella terra su cui camminava insieme agli altri.
In cosa risiede l’attualità, del suo messaggio? Cosa può dirci la filosofia del “ricchissimo” di Assisi, nella confusione della modernità affamata di senso, nelle promesse tradite del progresso? Franciscus è il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi.
Spettacolo n. 9 – Sabato 13 febbraio 2027 ore 20,30

SCHEDA BIANCA
Tempo pessimo per votare, si lamentò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici…
Josè Saramago
Rocco Papaleo è il protagonista di Scheda bianca, il nuovo testo che Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia hanno tratto dal romanzo Saggio sulla lucidità del premio Nobel alla letteratura Josè Saramago.In una capitale di uno stato democratico non meglio specificato accade un fatto eccezionale. Il giorno delle elezioni comunali i cittadini accedono in massa alle urne e votano scheda bianca. I partiti sono increduli, smarriti e il governo annulla la votazione e ne indice un’altra. Le votazioni si ripetono ma il risultato è lo stesso: un fiume di schede bianche. Il presidente proclama lo stato di emergenza e riempie di militari la capitale, agendo un po’ alla cieca. Viene aperta un’indagine segreta. E qui entra in gioco il protagonista, il commissario interpretato da Rocco Papaleo, agente pluridecorato, assai apprezzato per la sua sagacia e discrezione.
Spettacolo n. 10 – Sabato 20 febbraio 2027 ore 20,30

AUTODIFESA DI CAINO
L’1 giugno del 2018 Andrea Camilleri in prima mondiale recitò al teatro greco di Siracusa Conversazioni su Tiresia un testo da lui scritto e che era considerato da tutti il suo un testamento artistico.Fu una serata magnifica! Andrea, solo in scena, seduto su una poltrona, ammaliò e ipnotizzò il pubblico con la magia della sua voce rauca e la forza delle sue parole.Alla fine della serata Andrea interruppe gli applausi, che sembravano non avere mai fine, e nel silenzio che ne segui pronunciò le seguenti parole:“Scusate, vorrei dirvi ancora una cosa. Mi piacerebbe che ci rincontrassimo. Tutti quanti, qui. In una serata come questa. Tra 100 anni! Me lo auguro, ve lo auguro, veramente. Ciao”Queste parole furono per me un pugno nello stomaco, per vari motivi.Innanzitutto perché risuonarono come le parole di un uomo, un intellettuale, che sente la fine avvicinarsi e vuole congedarsi dalla vita lanciando un segnale forte, preciso.
Spettacolo n. 11- Sabato 6 marzo 2027 ore 20,30

STATO CONTRO NOLAN
In una piccola città di provincia nei primi anni Sessanta si svolge un processo al direttore del giornale locale, Herbert Nolan. È accusato di aver manipolato l’informazione per scopi privati. L’uccisione di un vagabondo scambiato per rapinatore o stupratore era stata montata in modo da creare una paura diffusa in tutta la contea, così che gli abitanti si armassero per difendere le loro case.La locale azienda di armi aveva moltiplicato i profitti. “Che c’è di strano?” chiede l’avvocato di Nolan. Da che mondo è mondo i giornali devono fare notizia. Senonché il direttore del giornale era un importante azionista dell’azienda di armi. E così la pubblica accusa, rappresentata da un uomo molto in gamba, il procuratore Miles, cerca di inchiodare Nolan alle sue responsabilità.Il processo si snoda in modo tradizionale, fra interrogatori dell’imputato e dei testimoni. Ma al di là dello specifico conflitto di interessi, emerge il tema di un clima di paura alimentato artatamente.
Spettacolo n. 12 – Sabato 13 marzo 2027 ore 20,30

LA PAZZIA DI RE GIORGIO
La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con i suoi ventuno interpreti, ci offre un tema di forte attualità, quello della malattia e del potere: l’opera solleva interrogativi profondi su cosa accada quando un leader politico, in una posizione di massimo potere, perde il controllo delle proprie facoltà mentali.Il dramma esplora la vulnerabilità di una figura di autorità e la reazione di chi gli sta intorno, diviso tra lealtà, opportunismo e disperazione.Altro tema è quello della gestione dell’informazione: l’intreccio della trama è alimentato dagli intrighi di corte e dal modo in cui il governo manipola le informazioni sulla salute del re per mantenere il potere.Ma, al di là degli intrighi politici, il dramma, e sarebbe meglio dire la commedia, è una toccante esplorazione dell’umanità del Re.Bennett spoglia Giorgio III della sua regalità per mostrare un uomo spaventato, umiliato e in lotta con se stesso.E ci invita a riflettere sulla fragilità che si nasconde dietro ogni uomo di potere, rendendo il personaggio e le sue sofferenze universali.
Spettacolo n. 13 – Sabato 10 aprile 2027 ore 20,30

AMLETO
Leonardo Lidi, insignito del Premio Hystrio alla Regia nel 2025, dirige Amleto di William Shakespeare nella traduzione e adattamento di Diego Pleuteri, direttore junior del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. Lo spettacolo vede in scena (in ordine alfabetico) Alfonso De Vreese, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Rosario Lisma, Nicola Pannelli, Mario Pirrello, Giuliana Vigogna. Scene e luci sono di Nicolas Bovey, i costumi di Aurora Damanti, il suono di Claudio Tortorici, la cura dei movimenti scenici di Riccardo Micheletti. Regista assistente Alba Porto. Amleto è prodotto dal Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale, con il sostegno di Fondazione CRT.
Spettacolo n. 14 – Sabato 17 aprile 2027 ore 20,30

I DUE GEMELLI VENEZIANI
Tullio Solenghi continua il suo viaggio nella storia del teatro italiano. Dopo aver riportato in scena, con incredibile successo, una formidabile trilogia di spettacoli di Gilberto Govi – in un omaggio in cui assumeva fattezze e modi del burbero genio del teatro popolare genovese – Solenghi affronta da par suo un altro memorabile titolo: I due gemelli veneziani, commedia scritta nel 1747 da Carlo Goldoni. La scelta di Solenghi, che firma la riduzione, la regia e la doppia interpretazione, è un sincero e commosso omaggio alla storica edizione allestita dal Teatro Stabile di Genova nel 1963, diretta da Luigi Squarzina e mirabilmente interpretata da un istrionico Alberto Lionello.
Spettacolo n. 15 – Sabato 8 maggio 2027ore 20,30

DRACULA
DRACULA: IL MITO E LA CONDANNA ALL’IMMORTALITÀ
Dracula, liberamente ispirato al romanzo di Bram Stoker. Con il testo di Fabrizio Sinisi e la regia di Andrea De Rosa, si indaga il desiderio di un corpo immortale, facendo del Conte il simbolo della condanna a una vita eterna. In scena Michelangelo Dalisi / Marco Cacciola, Marco Divsic, Michele Eburnea, Chiara Ferrara e Federica Rosellini. Il conte Dracula non è più da tempo solo un personaggio nato dalle leggende popolari e dalla fantasia di Bram Stoker: vero e proprio mito dell’età moderna, è diventato il simbolo di un’immortalità vissuta come una condanna. La sua vicenda, elaborata in una nuova versione da Fabrizio Sinisi, evoca il sogno tutto contemporaneo di un corpo che potrebbe diventare immortale tramite i progressi della tecnologia. Mentre il Vampiro, eterno e solo, cerca una via di fuga dalla propria natura, gli altri personaggi lottano per affermare il valore della mortalità. È davvero un dono vivere per sempre, o è, invece, una maledizione? La produzione del TPE Teatro Astra in coproduzione con il Teatro della Toscana, liberamente ispirata al celebre romanzo di Bram Stoker, prende vita grazie al testo inedito di Fabrizio Sinisi e alla visione registica di Andrea De Rosa. Sul palco, un cast composto da Michelangelo Dalisi / Marco Cacciola, Marco Divsic, Michele Eburnea, Chiara Ferrara e Federica Rosellini dà corpo a questa complessa riscrittura del mito. L’allestimento scenico è curato dallo stesso Andrea De Rosa in collaborazione con Luca Giovagnoli, le luci sono di Pasquale Mari e il suono di G.U.P. Alcaro. I costumi sono firmati da Graziella Pepe, con Marco Corsucci nel ruolo di assistente alla regia.
